Racconti e Ricordi

I Bregùel...ricordi di Carlo Venturi

 

Sono nato alla Luna in località Croce nel 1925 e mi sono trasferito alla Fondazza di Casalecchio all'età di due anni. I miei ricordi dei Bregoli si confondono con quelli della mia infanzia avendo trascorso tante ore di giochi con gli amici  tra gli alberi del bosco dei Bregòli.   

Il nome Bregòli deriva dal nome dialettale bregùel e designa fin dall'antichità il bosco che costeggia il sentiero che porta al Santuario di S.Luca.

Il bosco era abitualmente curato dai boscaioli-taglialegna che per tagliare gli alberi e procurare legna da ardere  utilizzavano, non essendoci ancora le seghe elettriche, delle semplici e taglienti accette denominate “manaren”. Per tagliare gli alberi i boscaioli colpivano ripetutamente il tronco con l'accetta imprimendo forza con entrambe le mani. Colpo dopo colpo la corteccia si riduceva in tante schegge che venivano chiamate braguel che poi nel linguaggio comune sono diventate bregole.

Concluse le operazioni di taglio si doveva raccogliere la legna tagliata e pulire il bosco dalle schegge rimaste sul terreno. Per fare questo i boscaioli si facevano aiutare da persone in condizioni disagiate, ed alla fine a queste venivano lasciate le bregole così la legna andava al proprietario del bosco che pagava i boscaioli per il lavoro effettuato, ma non doveva spendere nulla per la pulizia del  bosco effettuata dalle persone disagiate in cambio delle bregole che avrebbero poi usato per scaldarsi. 

Era tradizione dei bolognesi andare per Pasqua e Pasquetta in visita al Santuario della Madonna di S. Luca. I più abbienti e le persone in condizioni fisiche non adatte ad affrontare la ripida salita dei portici andavano al Santuario utilizzando la Funivia Bologna-S. Luca che aveva la Stazione a valle vicino all'incrocio della Porrettana con via Duca d'Aosta, ora via Andrea Costa. La maggioranza degli altri visitatori partivano dal portico del Meloncello e in segno di devozione alla Madonna salivano a piedi fino al Santuario, poi andavano in Chiesa a pregare e a chiedere una grazia. Tante altre persone salivano al colle di S. Luca per fare una bella scampagnata e trascorrere una giornata all'aria aperta in mezzo al bosco e mangiare al sacco. A mezzogiorno si andava tutti a mangiare: chi se lo poteva permettere andava al  ristorante, generalmente erano le stesse persone salite in funivia, mentre le altre aprivano il sacco che conteneva pane, formaggio, mortadella, prosciutto, salame ed un buon numero di bottiglie di vino  per mantenere allegra la compagnia.

Dopo il pranzo alcuni si permettevano un breve riposo sdraiati nei prati tutt'attorno al Santuario e qualche coppia di giovani si appartava per qualche momento  di piacevole compagnia e posso dire con certezza che tanti amori sono nati proprio durante le gite pasquali a S. Luca che probabilmente ha benedetto il loro incontro.

Verso le 15 si veniva giù dai bregoli e si arrivava a Casalecchio. Nel corso della discesa si incrociavano alcuni sentieri e immancabilmente qualcuno poco pratico sbagliava sentiero e andava incontro al rio della Pizzacchera per poi tornare indietro e riprendere il sentiero giusto. A metà del percorso il sentiero dei Bregoli costeggiava lo sbalzo della Pizzacchera che consisteva in un burrone profondo circa 50 metri particolarmente pericoloso in caso di pioggia che rendeva il terreno scivoloso. In seguito all'ennesima scivolata, seppur senza conseguenze, il Comune decise di costruire un muretto ed una staccionata in ferro per evitare ulteriori cadute.         

Una volta giunti a Casalecchio ad aspettare bambini e ragazzi c'erano nel prato della Fondazza giostre di ogni tipo: l'autopista, la giostra volante, il tiro a segno, il tiro ai bussolotti, le barchette e la giostra ed Sandren alla cui morte subentrò la moglie Rosina. La giostra consisteva in  una struttura circolare in ferro a cui erano applicati dei cavalli di legno. Sui cavalli montavano i bambini più piccoli e noi ragazzi della Fondazza spingevamo la base  fino a  raggiungere una certa velocità dopodiché saltavamo sulla giostra anche noi...senza spendere un soldo perché il nostro giro di giostra ce lo eravamo guadagnato spingendo la giostra.  

La devozione dei casalecchiesi per la Madonna di S. Luca è sempre stata molto intensa e si manifestava anche nella mensile salita per i Bregoli per adempiere alla Via Crucis.  Lungo i Bregoli erano poste, ed in gran parte ci sono ancora oggi, le Stazioni della Via Crucis.

Questa tradizione era stata introdotta da Don Filippo Ercolani, Rettore della Parrocchia di S. Martino  dal 9 luglio 1913 al 28 settembre 1940, e poi mantenuta anche dal suo successore, l'amatissimo Parroco Don Carlo Marzocchi. L'entrata in guerra dell'Italia provocò il lento abbandono di questa tradizione anche perché molti giovani, che partecipavano con entusiasmo alla cerimonia, vennero chiamati alle armi e così anche Casalecchio iniziò a conoscere i disagi della guerra.

All'inizio del 1943 all'inizio dei Bregoli è stato costruito un rifugio antibomba dedicato all'eroe fascista Ettore Muti. In questo rifugio trovavano accoglienza oltre 300 persone che scappavano dalle loro abitazioni ogni volta che suonava l'allarme che avvertiva di un imminente bombardamento aereo. Il rifugio era molto sicuro, ma la strada per arrivarci era completamente allo scoperto e così diverse persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungerlo. All'inizio il rifugio era essenzialmente un luogo di “soggiorno”  temporaneo in quanto, una volta sentito il suono della sirena che annunciava il cessato allarme, ognuno tornava nella propria casa.

Il 16 giugno 1944 è stato effettuato il  primo massiccio bombardamento aereo sul centro di Casalecchio e che ha consegnato definitivamente alla memoria dei vecchi casalecchiesi il ricordo dell'intero borgo della Fondazza, completamente distrutto, e lasciato senza tetto oltre venti famiglie fra cui la mia. Alcune di queste famiglie  trovarono una provvidenziale quanto disagiata sistemazione nei locali del rifugio e lì sono rimaste fino alla fine della guerra nell'aprile del 1945.

Io ero andato a fare il partigiano sulle colline di Marzabotto e quando, una decina di giorni dopo la liberazione,  sono tornato a Casalecchio, ho visto solo macerie, desolazione, nessuno per le strade a cui chiedere informazioni, la mia casa distrutta e non avevo idea di cosa fosse successo alla mia famiglia. Erano già le otto di sera e improvvisamente ho sentito il suono delle campane della chiesa di S. Martino e ho pensato che almeno alla chiesa c'era qualcuno e sono subito corso a S. Martino. Qui Don Carlo mi ha accompagnato al rifugio dove ho potuto riabbracciare la mia famiglia dopo quasi un anno di lontananza nel corso del quale non avevo avuto di loro nessuna notizia.

 

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