Essa rappresenta l’edificio più importante per il fondamentale patrimonio materiale e immateriale, e per il contributo secolare nel campo della teologia e della musica, i saperi principali dei frati Carmelitani (fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo) che dal 1293 guidano la Basilica con una soluzione di continuità solo nel periodo napoleonico (1798-1936). Essi si impegnarono subito e generosamente nel ministero parrocchiale e nell’abbellimento della Chiesa, che conobbe un continuo ampliamenti. A loro si deve nel 1321 una scuola di arti liberali per religiosi e laici e per accedere agli studi filosofici e teologici, in sintonia con lo Studium Bolognese, come illustra l’affresco di 104 mq, la prima lezione della Facoltà Teologica da parte di San Pier de Thomas presso il nostro Ateneo (1326), opera di Lucio Massari e Curti Dentone (1629). Seguirono secoli di fervore, di impegno e di studi di grandissimo livello sino dalla loro cacciata a causa dell’invasione di Napoleone (1798), che di fatto cancellò questo luogo di spiritualità e cultura! Nel 1936 ormai il patrimonio edilizio e culturale era in buona parte perduto, per alienazione di porzioni del complesso, e distrutta la famosa biblioteca di Teologia, seconda solo a quella di Roma. Una storia complicata e multiforme, che ha saputo conservare e oggi condividere un patrimonio ancora straordinario, malgrado il bombardamento del 1943!
La Basilica è articolata in tredici cappelle, il presbiterio, la sacrestia barocca, il Chiostro dei morti con il Convento e la sala dell’ex-biblioteca, dove si può ammirare l’affresco della prima Lezione di Teologia. Una ricchezza eccezionale dal punto di vista artistico, a servizio del messaggio teologico legato alla rappresentazione dei dogmi del Cristianesimo, come ad esempio l’Incarnazione, l’Assunzione della Vergine, la Resurrezione. Ci si può meravigliare davanti alle natività (Paolo Uccello, 1429), adorazioni (Girolamo Sellari da Carpi, 1529), assunzioni di Maria e Resurrezione di Cristo (Lorenzo Costa, 1506), ma anche alla presenza della Madonna dell’Umiltà (Simone dei Crocifissi, metà del XIV secolo) e della Pala di San Martino (Amico Aspertini, 1515-20). E soprattutto si può partecipare ai Vespri domenicali della Rassegna internazionale, con l’organo rinascimentale del 1556, opera di Cipri, ancora perfettamente conservato che grazie ai maestri d’organo dell’Accademia di San Martino accompagna le S. Messe festive.
Nel sagrato svetta la Madonna del Carmelo, opera di Andrea Ferreri sulla colonna votiva settecentesca, di fronte alla facciata attuale, terza in ordine cronologico (1879), di fatto una ricostruzione fantasiosa dello stile romanico-gotico che costituisce un falso dell’arte e della storia! Danno il benvenuto quattro evangelisti e gli arcangeli Gabriele e Michele insieme alla predicazione di San Martino di Tours, mosaici in parte composti da tessere piccolissime (2/3 mm)!
L’interno appare maestoso e capace di stimolare la meditazione per il suo stile gotico-lombardo con influssi dell’arte romanica. Articolata in tre navate, accoglie tredici cappelle, il presbiterio e la sacrestia seicentesca con fantastici tesori di opera d’arte e cultura teologica; l’antichissimo Chiostro dei Morti affianca l’edificio sacro, in diretta comunicazione.
Le due cappelle che accolgono all’entrata, la Cappella Paltroni a sinistra e quella di Buoncompagni a destra, sono straordinarie!
Soprattutto la prima può essere considerato il gioiello della Basilica! In stile rinascimentale (1501), è l’opera votiva della famiglia Paltroni, dove alla fine anni Ottanta del secolo scorso fu trasferita la Natività di Paolo Uccello (1437), posizionata in origine nella parete orientale della Sacrestia e scoperta per caso venti anni prima. Un’opera straordinaria di livello mondiale, è datata all’inizio della stagione del Rinascimento, per secoli nascosta, soffre ancora di una damnatio memoriae, come afferma Camillo Tarozzi, storico restauratore della Basilica! L’ancona, poi, offre alla vista “la Madonna col Bambino e santi (1506), opera di Francesco Raibolini, detto il Francia, insieme alla cimosa e alla predella, a cui si accompagna nel paliotto Cristo deposto nel sepolcro di Amico Aspertini (1505/06) sotto gli occhi della Madonna col Bambino (anche detta del Carmine odell’Immacolata, di Jacopo della Quercia (XIV secolo).
L’attuale Cappella Buoncompagni è quella che fu dedicata alla Adorazione dei Re Magi di Girolamo Sellari da Carpi (1532) con il Magio nero, una presenza rarissima in quegli anni, circondato da ornamentazioni scolpite, dipinte e dorate. Tutti gli altorilievi sono stati disegnati dall’Amico Aspertini e scolpiti probabilmente da Andrea Marchesi da Formigine, tutti devoti alla Basilica.
Continuando lentamente tra una continua testimonianza di patrimonio religioso e artistico, ci si trova al cospetto dell’organo, opera straordinaria di Cipri (1556), che accompagna le liturgie più importanti ed è il primo attore della Rassegna Internazionale di musica sacra dal 1997!
Si giunge poi alla Sacrestia barocca che si può considerare una galleria d’arte per salire, dopo, verso l’ex-biblioteca dove ammirare l’affresco più grande di Bologna, la prima lezione della Facoltà Teologica di San Pier de Thomas (Lucio Massari e Curti Dentone, 1629).
Preghiera musicale e narrazione teologico-artistica accolgono tutti!