La Chiesa di San Martino appare insediata fin dal VI secolo (all’epoca di Agapito I, Papa dal 535 sino alla sua morte nel 536) come comunità di Monaci Martiniani (Bolla di Papa Gregorio VII del 1047), che erano legati a San Martino di Tours, nato nel 316 e morto nel 397.
Si trattava del “Monasterium” di Casalecchio, collocato nella zona pressa poco quella odierna, allora boscosa e isolata, vicina al “Guado Passo Canonica” e in comunicazione con la Flaminia minore, ad una distanza strategica da Bologna, alla stregua dell’Abbazia di Marmoutier nel rapporto con la città di Tours. Presente da tempo immemorabile, oggi mostra le forme di un moderno edificio con il campanile alla sua sinistra come venne costruito nel 1938. Tanti segni, come la presenza di antichissime arche funerarie rinvenute nei lavori di ricostruzione, stanno a testimoniare l’antichità di questa Chiesa, alla stregua di quelle conservate della cattedrale di San Martino di Lucca o quella di San Martino vescovo nel Sestriere Castello di Venezia! Il Monasterium di Casalecchio, sebbene cancellato materialmente dalle invasioni degli Ungari nella prima metà del X secolo, lascia il nome al luogo e poi alla Chiesa, a testimoniare la sua grande influenza. Dall’inizio del XII secolo, arriveranno i Canonici Renani che riorganizzare il territorio (forse la costruzione della prima Chiusa del Reno, o il primo tracciato del Canale?), e dopo tante vicissitudini nel 1828 sciolsero il loro impegno a mantenere l’edificio sacro (grazie al giuspatronato) in quanto l’Arcivescovo di Bologna ne prese il controllo. La Chiesa continuò le sue trasformazioni edilizia avviate dal XVII secolo, ma è soprattutto nel XIX secolo si avviano una serie di importanti ampliamenti e trasformazioni seguite da una lunga serie di parroci, quanto mai illuminati e generosi, come Don Ercolani nel 1928. In un continuo impegno, si arriva così ai nostri giorni con una continua trasformazione dell’assetto parrocchiale.
Alla Chiesa Parrocchiale di S. Martino si arriva a piedi, da Vicolo dei Santi. Questa piccola strada, che costeggia il Parco Talon Sampieri (o Parco della Chiusa) prende il nome da un pilastrino con l’immagine della Vergine, il cui lucignolo (mantenuto dalla famiglia Bonani) di notte era, in passato, l’unico punto di illuminazione. La Via Panoramica un tempo era invece il punto di arrivo della Via della Cavéra, la strada medievale da Sasso a Bologna, usata anche dai cavatori di gesso e selenite (storico materiale da costruzione assai usato a Bologna).
Nell’ampio sagrato si può ammirare la facciata della Chiesa, moderna e classica insieme, ispirata alle chiese che nel sec. XVII venivano costruite o rammodernate nella campagna bolognese.
Sopra il portale, un ampio bassorilievo rappresenta S. Martino che condivide il suo mantello con il povero, ambientato a Casalecchio (ben riconoscibile nello sfondo!) e non ad Amiens, ove effettivamente avvenne!
Attraverso l’imponente portone ligneo si entra nell’edificio sacro, che presente una navata unica, a croce latina. Accoglie un’acquasantiera, rimasta dopo l’ultima guerra delle due originarie, e poi le cappelle laterali (Lambertini, prima metà del ‘900), dedicate, a sinistra, a S. Luigi Morandi e a S. Giuseppe; in mezzo è collocata dal 1987 (per adeguamento alle norme liturgiche) la lapide che ricorda i Caduti casalecchiesi nella Grande Guerra, con una lampada, al posto del Fonte Battesimale spostato nel transetto di destra. Le cappelle di destra sono dedicate a S. Sebastiano, santo al quale il paese è legato da un antico voto e S. Antonio da Padova. In mezzo è la porta d’accesso alla cappella di S. Giovanni Bosco. In origine erano semplici altari addossati alla parete, sotto l’immagine del Santo titolare, che venivano addobbati in certe ricorrenze e talvolta anche officiati. I Misteri del S. Rosario sono oggi nel transetto di sinistra in una posizione d’ onore, mentre si possono ammirare le pale di S. Lucia e S. Agata, per proteggere la vista e per salvaguardare il latte materno, simbolo del baliatico che in passato a Casalecchio era una importante attività.
Contemporaneamente due nuove cappelle furono dedicate a quattro Santi che, per la loro vita esemplare, fossero un modello per i casalecchiesi: S. Luigi Gonzaga di monito ai giovani perché non fossero né edonisti, né materialiste, ma secondo il cristianesimo; S. Giuseppe, il protettore della famiglia, cellula fondamentale della società; S. Antonio da Padova, il Taumaturgo più popolare in Italia e nel mondo, sostegno nel momento del dolore. Quanto a S. Sebastiano, esso è il Santo che aiutò Casalecchio in un momento di paura e di bisogno: salvò il paese dal colera durante la terribile epidemia del 1855.
Alle pareti è la Via Crucis, di anonimo pittore veneto del sec. XVIII, qui collocata da don Carlo Marzocchi e restaurata a cura di don Giorgio Sgargi. Due stazioni, però, sono un ben riuscito “completamento” moderno. Questa Via Crucis sostituisce quella posta al momento della ricostruzione della chiesa, ora sistemata nella Cappella di Don Bosco.
Da qui il paesaggio sempre più accompagna il nostro pellegrino alla scoperta di luoghi vicini dove natura e storia ci accolgono da secoli e secoli!